« Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento. »

Henri Cartier-Bresson con questa sua frase ha fatto un quadro di quella che è stata la sua fotografia, riassumendo in poche parole il suo modo di vivere la fotografia, in quanto le sue foto narrano la storia del 900, lasciando trasparire da ogni singola immagine la storia dell’epoca in cui sono sono state ritratte.

Henry è stato un artista a tuttotondo, forgiando le sue qualità in giovane età dedicandosi dapprima alla pittura e solo in seguito alla fotografia.

All’età di 22 anni entra in contatto con il mondo della fotografia durante un viaggio in Costa d’Avorio comprando una Leica 35mm dotata di una lente 50mm(focale che poi diventerà non a caso la più usata in ambito della street photography).

Nel 1934, conosce David Szymin, fotografo ed intellettuale , che in seguito cambierà nome in David Seymour (1911–1956). Sarà proprio Seymour a presentargli Endré Friedmann(meglio conosciuto come Robert Capa).

Durante la seconda guerra mondiale svolse un’attività fotografica molto intensa, scattando alcuni dei più memorabili scatti del 900. Il MOMA di New York, a guerra finita volle dedicargli una mostra “postuma” credendolo morto in guerra. Venendo a conoscenza di questa “curiosa” iniziativa, si mise in contatto con il famoso museo e per oltre un anno lavorò alla realizzazione dell’opera.

Nello stesso periodo, insieme agli amici Capa e Seymour, fondò l’agenzia “MAGNUM” che gli darà una fama di rilievo mondiale

Per amore della fotografia, viaggiò molto realizzando reportage praticamente in ogni angolo del pianeta. La sua fama assunse tale rilievo da permettergli di essere il primo e l’unico per molti anni a poter fotografare liberamente nell’Unione Sovietica ai tempi della guerra fredda.

Nel 2000, fondò assieme alla sua famiglia la fondazione “Henri Cartier Bresson”, come ente promotore e spazio aperto a molti artisti per la diffusione della cultura fotografica. Il rilievo di tale fondazione fu tale che il governo francese la riconobbe come ente di pubblica utilità.

Il suo valore artistico è tale che ai giorni nostri, che per evitare lo sfruttamento delle sue immagini(se non in ambito puramente artistico), la fondazione da lui fondata ha posto il divieto di stampare copie delle sue opere. Per evitare che il commercio di stampe o di opere rubate, lo stesso fotografo ha lasciato una lettera in cui dichiarava di aver sempre apposto una dedica su tutte le foto che intendeva donare a qualcuno, e di aver firmato oppure di aver timbrato con il marchio “MAGNUM PHOTOS” tutte quelle che dovevano rimanere di sua personale proprietà. In base a questo tutti quelli che erano in possesso di queste copie non avendone una personale dedica quindi non potevano averla avuta in modo strettamente lecito…

Coerente con questa sua dichiarazione nel 1985 donò al comune di Tricarico ben 26 fotografie che ad oggi sono esposte nel museo di arti figurative del comune di Tricarico.

In linea con lo spirito che scaturisce da questo scritto, nel 1985 fece dono al Comune di Tricarico, città natale del poeta Rocco Scotellaro, di 26 fotografie che oggi costituiscono il primo e fondamentale nucleo di opere che saranno esposte nel museo delle arti figurative di quella cittadina.

Il suo libro più famoso è senza dubbio “The decisive moment”, che oltre alle sue opere contiene anche la descrizione della sua tecnica di scatto.

I suoi reportage invece sono:

Da una Cina all’altra (1952)

Danza a Bali (1954)

Mosca (1954)

Delitti Flagranti (1969)

Viva la Francia (1970)

L’Uomo e la Macchina e il Volto dell’Asia (1972)

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